Puzzle
Lottozero Kunsthalle, Prato
Via Ricasoli, 58/60 Firenze
07.03 – 31.05.2026
a cura di Alessandra Tempesti



Puzzle, veduta parziale.


Non saprò mai il mio corpo, non mi saprò mai come corpo, proprio là dove “corpus ego” è una certezza senza riserve. Gli altri, invece, li saprò sempre come corpi.
Jean-Luc Nancy (1)


Puzzle, nel senso figurato di enigma, da sbrogliare e ricomporre: l’enigma del corpo, l’essere contemporaneamente soggetto e oggetto del percepire sé stesso. Da qui deriva quella differenza sostanziale tra ritratto (del corpo altrui) e autoritratto (di sé), che fa del secondo un’impresa impossibile e tuttavia continuamente tentata, in una zona resa impraticabile dall’intrinseca contraddittorietà dell’auto-rappresentazione. Ecco allora che i parametri della modellazione scultorea si ribaltano e si confondono in un ambiente monocromatico senza coordinate né riferimenti: lo spazio vuoto si assimila al rosso della scultura, il pieno della scultura al vuoto; l’interno si fa superficie liminale, il corpo si dà come anatomia parziale.



Puzzle, ‘Ciò che resta’ 2026, fotografia digitale su carta cotone.


L’autoritratto per Daniela De Lorenzo è essenzialmente un auto-ritrarsi del soggetto, un atto mancato, differito, frammentario. E in questa accezione attraversa gran parte della sua produzione artistica, sia scultorea che fotografica. Le sculture in feltro sono calchi del suo stesso corpo, che si imprime negli strati inumiditi del feltro industriale, un materiale a sua volta ottenuto dalla pressione delle fibre di lana, scelto dall’artista per la sua capacità di trattenere la memoria del gesto, restituendone lo spasmo di una contrazione o il rilascio della tensione nell’abbandono di un arto alla forza di gravità.



Puzzle, particolare, feltro.


Per la sua personale a Lottozero De Lorenzo presenta una nuova serie di sculture in feltro che integra un nucleo di opere preesistenti in un assetto installativo e ambientale, trasformando gli spazi della Kunsthalle in una partitura di pose e sguardi. L’occhio legge le forme cave dei calchi anatomici come parti di un intero che esiste soltanto nella loro virtualmente infinita possibilità combinatoria. La scultura diventa frammento plastico in stop motion, ritrovando nel principio dell’animazione una dinamicità, un ritmo, un tempo attraverso cui cercare il dispiegamento dell’identità, che si sottrae alla staticità dell’immagine singola. Il montaggio segue però una logica spaziale anziché temporale, al modello sequenziale (cinematografico) si sostituisce quello paratattico dell’addizione. Come nei cicli di affreschi in cui le scene coesistono sulla parete secondo un andamento diacronico o sincrono, le posture si stagliano dal fondo, l’una accanto all’altra, l’una con l’altra, partizioni di un medesimo corpo e molteplici stati interiori. Non a caso l’artista “affresca” l’intera parete con una quadratura di colore che deborda nello spazio reale, incorporandosi all’architettura.



Puzzle, particolare, feltro.


Oltre il registro della rappresentazione, con la sua scultura-impronta in scala 1:1 De Lorenzo compone un altorilievo di corpi aggettanti dal fondo, segmentati in una teoria di volumi, masse, luci e ombre che non simula ma espone l’inafferrabilità del soggetto e l’incongruenza della posa: reale e anatomicamente impossibile, concreta e astratta, da “vedere” con un sentire prima di tutto corporeo. La gamba ritorta in una torsione che avvita il piede su sé stesso; il braccio sottodimensionato nella fasciatura del busto capovolto; un gomito che accoglie la caduta o l’ascesa dell’arto inferiore, l’abbandono del collo sulla spalla e il peso invisibile e deposto della testa. Un sentire “tattile”, tutto localizzato alla periferia, sul bordo di feltro (di pelle), soglia del tocco, tra me e l’altro, limite che apre anziché chiudere. Ciò che vediamo accadere da parete a parete è questo continuo scivolare, spaziare e transitare altrove, come se il corpo non fosse altro che il proprio dislocamento, un ritrarsi da sé che è necessario per aprire l’infinito del ritrarsi fino a sé. (2)



Puzzle, particolare, feltro.


Ciò che resta, dal titolo dell’opera fotografica esposto insieme alle sculture, è un’altra traiettoria di movimenti (quella veloce degli occhi sotto le palpebre durante la fase REM del sogno), un altro transito dalla fisicità invisibile (del movimento oculare) alla vividezza incorporea dell’immaginazione onirica, nel disgregarsi e ricomporsi del soggetto. Da sempre incline a reinventare i linguaggi artistici, De Lorenzo fabbrica un’immagine della motilità del corpo, attraverso un dispositivo visivo che opera prelievo dalla pittura : fotografa la riproduzione di una "Madonna con bambino” di Cosmè Tura, il più contorsionista dei pittori del Rinascimento; ne isola il dettaglio di una porzione di volto, che viene stampato, ingrandito, duplicato, ritagliato in corrispondenza dell’occhio e ruotato per dare movimento alla traiettoria della pupilla. Una sorta di collage animato ma senza colla, potenzialmente mobile e ri-orientabile, in opposizione al feltro che, dopo il contatto con il corpo, si irrigidisce nel collante che ne fissa gli strati. Come se questo sguardo, dinamico e dolente insieme, fosse il primo indizio per andare a leggere, sulla parete di fronte, quell’altro movimento di duplice e intima ritrazione del corpo - da sé e a sé - incarnato nella materia densa, malleabile e plastica del feltro.

Note
1 - Jean-Luc Nancy, Corpus, cit. p. 27, ed. Cronopio, Napoli, 2004
2 - Jean-Luc Nancy, ivi, cit. p. 30

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